Categoria: Approfondimenti

Shiva e la consorte Shakti

09 Gen 22
admin
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Nei Tantra vediamo Shiva non solo associato agli altri due elementi della Trimurti ma accompagnato a Shakti, a creare una coppia divina, grazie a lei infatti, egli accetta di essere non solo non solo un asceta, ma anche un marito esemplare.

In questa coppia chiamata Shivashakti:

  • Shiva rappresenta l’aspetto maschile dell’Assoluto, ovvero la coscienza inattiva dietro alle cose manifeste.
  • Shakti, l’energia creativa, dà forma a ciò che Shiva concepisce e infatti, Shiva è l’unico in grado di fermarla quando questa perde il controllo mutandosi in una forma distruttiva come Kali o Tara

Triphala: la combinazione ayurvedica del benessere

09 Gen 22
admin
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Nei testi classici, triphala è considerato “rasayana” ovvero un ringiovanente. Questo preparato infatti è un autentico concentrato di salute e benessere per il nostro organismo senza effetti collaterali

tratto da: https://www.cure-naturali.it/articoli/terapie-naturali/medicina-alternativa/triphala-rimedio-ringiovanente-per-benessere.html

Triphala: la combinazione ayurvedica del benessere

Cambio di stagione = tempo di integratori. La tv ci bombarda di pubblicità in proposito, talvolta i medici stessi li prescrivono. I pareri riguardo il loro uso sono contrastanti, c’è chi li detesta e chi non può farne a meno, fatto è che moltissime persone li comprano.

Nell’ayurveda il loro utilizzo si perde nella notte dei tempi: uno dei più noti e più efficaci è triphalaampiamente impiegato nella medicina tradizionale.

Scopriamone insieme composizione e benefici!

Una pianta per ogni dosha

Come si intuisce dal nome, “triphala” significa “tre frutti”. Nello specifico, le tre piante che compongono questo preparato ayurvedico sono:

  1. Emblica officinalis (Amalaki o amla)L’amla è un autentico concentrato di vitamina C che, essendo allo stato naturale, è molto più assorbibile di quella sintetica. Le ricerche condotte presso l’Istituto Niwa di Studi Immunologici del Giappone hanno dimostrato la sua efficacia come “spazzino” dell’organismo, in particolare nel contrastare gli effetti negativi causati dai metalli pesanti. Altri studi dimostrano che il suo consumo favorisce l’aumento dei globuli rossi e della percentuale di emoglobina. Potente antiossidanteriduce i livelli di colesterolo limitando l’ostruzione delle arterie. Questa pianta è associata al dosha Pitta.
  2. Terminalia Chebula (Haritaki). Haritaki è la pianta sacra al dio Shiva. È particolarmente indicata per l’intestino e viene considerata un lassativo sano. Funge inoltre da depuratore anche degli organi deputati allo smaltimento delle tossine. Stabilizzatore della pressione sanguigna, è associato al dosha Vata.
  3. Terminalia Bellerica (Bibhitaki). Bibhitaki è stato recentemente dimostrato che può ridurre i livelli di lipidi nel corpo, in special modo da cuore e fegato. Aiuta a prevenire e eventualmente espellere i calcoli o il muco nelle vie digestive, urinarie, circolatorie o respiratorie. Proprio in merito a quest’ultima proprietà è indicata per contrastare l’asma, le affezioni bronchiali e le allergie. È legata al dosha Kapha.

I benefici di triphala

Come dalla spiegazione delle tre piante è parzialmente emerso, triphala agisce andando ad equilibrare tutti e tre i dosha e affrontando le problematiche ad essi connesse: quelle del sistema nervoso (vata), quelle legate ai processi metabolici (pitta) e qulle riguardanti l’integrità strutturale dell’organismo (kapha).  

Ne scaturisce così un preparato globalmente bilanciante e rinvigorente, potentemente antiossidante e antiinfiammatorio. Aiuta i processi digestivi e facilita quelli di eliminazione; anche chi soffre di pressione o colesterolo alti può trovare giovamento dell’utilizzo di triphala.

Studi clinici avrebbero inoltre dimostrato le sue proprietà lassative, la capacità di migliorare l’appetito e di ridurre l’iperacidità. 

Dato che ad oggi non sono state trovate delle controindicazioni in merito all’assunzione di questo preparato ayurvedico, c’è da sperare che gli studi che lo riguardano si approfondiscano e, se saranno confermati i benefici che oggi sono stati già attestati, se ne auspica la diffusione e la maggiore conoscenza a tutti i livelli.

Ayurveda: l’inverno

04 Gen 22
admin
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Con il sopraggiungere dell’inverno, kaphavatapitta possono entrare in una fase di squilibrio e questo stato di alterazione può produrre un’affezione nel corpo, facendo insorgere raffreddore, tosse, influenza, bronchite, che sono i malanni più comuni della stagione fredda.

La stagione invernale, caratterizzata da freddo, neve, giornate brevi, è dominata, secondo l’ayurveda, dall’elemento kapha e le qualità che la contraddistinguono sono pesantezza, freddo, umidità, lentezza, staticità. In questi mesi dell’anno viene favorito un aumento del dosha kapha, sia nell’ambiente naturale sia nell’individuo stesso.

L’organismo può adattarsi senza disagi al cambiamento stagionale ed evitare i disturbi che spesso accompagnano l’inverno, solo se si pone attenzione allo stato di salute e se si svolge un’azione preventiva costituita, per esempio, da un’alimentazione mirata, con maggior uso di cereali, verdure cotte, legumi e spezie come zenzero, curcuma, cardamomo.

Solo ponendo una maggiore attenzione alla prevenzione e al rafforzamento delle difese dell’organismo, si può evitare che il disturbo si sviluppi, sia quando è dovuto all’attecchimento di un virus, sia quando è la conseguenza di una reazione dell’organismo a livello organico e funzionale, a causa dell’alterazione dei tridosha, per cause endogene (tipo indebolimento degli organi), esogene (tipo freddo, sbalzi di temperatura) e psicologiche.

Il raffreddore comune, pratishyaya, viene classificato, nell’ayurveda, a seconda delle cause che lo scatenano. Vata è l’energia che attiva il sistema nervoso e, perciò, quando esiste una condizione di stress unita a una variazione climatica e ambientale, si manifesta un raffreddore con dolori diffusi e più intensi al capo.

Quando sopraggiunge uno squilibrio di pitta a causa dell’assunzione di cibi non adatti alla stagione, che risultano difficili da essere assimilati, con relativa produzione di tossine, si sviluppa un tipo di raffreddore caratterizzato da starnuti secchi, naso chiuso, sensazione di bruciore.
Il dosha kapha, che è il regolatore dei liquidi del corpo, se alterato, può produrre forti quantità di muco e catarro, in questa condizione si può manifestare il raffreddore con starnuti, accompagnati da secrezione nasale e intensa lacrimazione.
Viene considerato anche un quarto tipo di raffreddore, accompagnato da tosse e febbre.
Quando, nonostante l’igiene preventiva, si scatena un raffreddore, è consigliabile adottare una alimentazione più leggera, limitare i latticini, evitare le bevande fredde.
In ayurveda è molto utilizzato il trikatu (gingerpiper nigrumpiper longum) che scioglie ogni muco a livello dei seni frontali, nasali, mascellari e di trachea e bronchi; si può assumere con aggiunta di miele.
È consigliabile inoltre il jala neti, il passaggio di acqua tiepida salata attraverso le narici.
Durante la stagione invernale può essere utile fare gargarismi con acqua tiepida a cui si possono aggiungere alcune foglie di basilico e un pizzico di curcuma.
Prima di uscire coprirsi bene, senza trascurare collo e orecchie.
Sono consigliati cibi semplici e verdure di stagione come cavoli (adatti a persone di costituzione kapha), spinaci (adatti a persone di costituzione kapha e vata), carciofi (per kapha e pitta), finocchi (per pitta). Tra i legumi: mung dal per i tre dosha, fagioli, ma non per vata, e ceci per kapha; tra i cereali: miglio (per pitta), cuscus (per kapha), avena (per vata e kapha).